Le donne e l’architettura: la storia di Denise Scott Brown

Ricordare le conquiste delle donne nei secoli e nello stesso tempo tenere alta l’attenzione sui diritti loro negati nel mondo è una iniziativa nobile. L’8 marzo ha questo scopo e anche io , nel mio piccolo, voglio contribuire, studiando in un ambito che per secoli è stato invaso da uomini, eccellenti certo, ma pur sempre uomini. Le donne in architettura hanno fatto tanta fatica ad imporsi, nonostante oggi le quote rosa all’interno delle facoltà siano superiori. Nel mio stesso corso di laurea le donne occupano più banchi dei colleghi maschietti e penso che presto questi numeri porteranno ad una imposizione maggiore delle donne in questo universo. Per ricordare le conquiste delle donne nel mondo dell’architettura ne ho scelta una per tutte, una donna che stimo molto per il suo modo di approcciarsi al mestiere dell’architetto e per quello che ha dovuto subire nella sua lunga carriera, per colpa del suo essere donna.

 Denise Scott Brown

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Nata il 3 ottobre del 1931 in Africa, studia architettura presso  Johannesburg  prima e a Londra poi. Nel 1958 si trasferisce a Filadelfia con Robert Scott Brown, suo primo marito che morirà tragicamente un anno dopo. Qui studia un master in architettura presso l’università della Pennsylvania dove in seguito insegnerà e conoscerà Robert Venturi con il quale collaborerà fino ad entrare nel suo studio e a diventarne socia l’anno in cui i due si sposarono. Anche quando Denise era una teenager in Africa sentiva forte la disapprovazione per quello che faceva. Nella sua classe di architettura a Johannesburg era una delle sole 5 donne su 65 studenti che frequentavano i corsi e divenne per lei importante firmare con il suo nome per intero i disegni dei suoi progetti, in modo che tutti potessero vedere che erano fatti da una donna. Anche a Londra la Scott Brown ricorda di un architetto che rivolgendosi a lei nell’ambito di uno stage rivolto a studenti le disse “Mi dispiace tanto, ma non potrei pagarti tanto quanto i tuoi colleghi maschi; le segretarie del mio ufficio potrebbero obiettare”.

Arrivata in America conobbe  Venturi con il quale condivise numerosi interessi: la responsabilità sociale, il pensiero anticonformista, la passione per la cultura e l’architettura italiana. Due anni dopo il loro incontro, insegnavano insieme e lei divenne la persona che più incoraggiò Venturi nel suo lavoro, tanto che la loro collaborazione divenne una costante e la portò a diventare socia del suo studio che si chiamerà appunto Venturi, Scott Brown & Associates. Si sposarono nel 1967.

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Il lavoro e lo studio di Denise Scott Brown non è stato riconosciuto subito. In un saggio scritto da lei “il Sessismo e lo Star System in Architettura” descrive come, fin dall’inizio, la coppia ha lottato contro una forte pressione che voleva il marito guru e la moglie come una nota a piè di pagina. Iniziarono a parlare dei contributi individuali nei lavori del loro studio per dare il giusto merito ad entrambi, per poi sentire architetti, studenti e giornalisti parlare dei progetti come del lavoro esclusivo di Venturi, escludendo la collaborazione preziosa di Scott Brown, anche quando cercavano insistentemente di spiegare che il loro contributo era identico . «Non riescono ad accettare qualcosa che è fuori dal loro pensiero» disse in una intervista Denise  «Qualunque cosa tu dica loro la risposta sarà ” bene, lei deve essere qualcos’altro. Forse un pianificatore, una dattilografa o una fotografa. Deve essere qualcosa di diverso!”».

In una partnership che dura da oltre 40 anni Scott Brown e suo marito Venturi hanno progettato edifici icona e introdotto teorie innovative con i loro libri. I loro sforzi hanno guadagnato un premio Pritzker , considerato il più grande premio in architettura, assegnato a Venturi nel 1991. Il nome della Scott Brown non era inserito nel riconoscimento, nonostante la stragrande maggioranza del lavoro di Venturi sia stato fatto in collaborazione con la moglie. L’architetto prima di accettare il premio chiese di riceverlo insieme alla moglie , richiesta che fu respinta con la motivazione banale che tale premio poteva essere assegnato esclusivamente ad una persona sola. Dieci anni dopo gli architetti associati Jaques Herzog e Pierre de Meuron furono insigniti dello stesso premio contemporaneamente, eliminando quella regola che per le donne sembrava fosse intoccabile. Durante la premiazione, alla quale Scott Brown non partecipò, Robert Venturi volle ricordare la sua compagna con queste parole «La mia esperienza sarebbe stata assai meno ricca senza la collaborazione con la mia collega e partner Denise Scott Brown. La qualità del lavoro che viene oggi premiato e il vasto campo della sua applicazione hanno avuto il fondamentale contributo creativo e critico dal lavoro di Denise».Nel 2013 un gruppo di giovani donne architetto ha condotto una campagna per includere Scott Brown in quel premio. La loro petizione è stata firmata da più di 11.000 persone al momento della pubblicazione, tra cui non meno di nove vincitori del Premio Pritzker : Rem Koolhaas (2000), Wang Shu (2012), Zaha Hadid (2004), Richard Meier (1984), Rafael Moneo (1996), Renzo Piano (1998), Jacques Herzog e Pierre de Meuron (2001) e Venturi stesso.

«Penso che quello che è successo a me potrebbe ancora accadere, alcune ingiustizie rimangono» ha dichiarato Denise Scott Brown in un’intervista , aggiungendo che il Premio Pritzker si basa sull’erronea idea che la grande architettura nasca dal lavoro di un “singolo uomo geniale e solitario” a discapito di un lavoro di collaborazione. L’autrice di uno sei saggi di architettura più importanti mai scritti ( Imparare da Las Vegas) ha sempre dichiarato che accetterebbe il premio con una semplice “cerimonia di inclusione” invece di qualche serata di gala stupefacente, qualcosa che simboleggi che i premi uniscono invece di dividere.

Penso che questa donna sia una delle numerose donne simbolo che con passione lavorano sodo, si impegnano, sognano e riescono ad avere un successo professionale, senza rinnegare il ruolo di donne e mogli e , in altri casi, anche madri. E’ inutile nascondersi dietro un dito: le donne in tanti ambiti ancora devono lottare più degli uomini per avere riconosciuti diritti fondamentali, e non c’è bisogno di arrivare in estremo oriente per trovare esempi lampanti.

Robert Venturi,  Denise Scott Brown

Fonti :

What About Denise? by Gareth Cook http://www.newyorker.com/culture/culture-desk/what-about-denise,

Denise Scott Brown: Architecture favors ‘lone male genius’ over women http://edition.cnn.com/2013/05/01/business/denise-scott-brown-pritzker-prize/

Denise Scott Brown  http://casabellaweb.eu/2013/05/12/denise-scott-brown/

 

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